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Esiste la felicita’ per i nostri amici animali?

14 settembre 2016
| di Roberto Marchesini
Esiste la felicita’ per i nostri amici animali?

Potrà sembrare forse una domanda banale o carica di umanizzazione, per qualcuno si potrebbe trattare di un quesito inutile, mentre per altri, forse, di una domanda mal posta.

 

In entrambi i casi si presume che la felicità sia uno stato che ha a che fare con la piena realizzazione delle proprie aspettative, per cui chi tende a ridurre le differenze tra l’uomo e le altre specie l’ammetterà come scontata, chi viceversa ci tiene a rimarcare le peculiarità dell’essere umano la rigetterà con forza.

 

A mio parere la felicità ha poco da spartire con le aspettative e questo peraltro vale anche per l’essere umano che molto spesso si illude di trovare la felicità nei propri sogni per essere poi puntualmente deluso e smentito. Guardo invece che la felicità come una sensazione di pienezza o di totale rispondenza tra quello che si è, dal punto di vista della propria natura, e quello che si sta vivendo. La felicità in questa prospettiva riguarda la possibilità di esprimere in pienezza e senza riserve la propria autenticità e di ritrovare nel mondo quelle occasioni che il proprio etogramma prevede.

 

Nessuno si preoccupa delle attitudini di razza, con il risultato che desideriamo che tutti i cani abbiano lo stesso profilo – animale da compagnia o d’affezione, due modi di dire che nascondono la forma più subdola di strumentalizzazione – con il risultato che il loro livello di infelicità è assai più rilevante dei loro colleghi impegnati in attività anche estremamente faticose. La felicità è un argomento che deve tornare nelle nostre discussioni perché se esiste un diritto naturale questo non può essere che quello di poter esprimere la propria natura.

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