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Basta al traffico di animali

Molte specie scompariranno dalla faccia della Terra se non ci sarà un cambio di rotta

28 maggio 2018
| di Licia Colò
Basta al traffico di animali

Recentemente, a Torino, sono state sequestate dieci tartarughe di specie protette durante un'operazione su un presunto traffico illegale di animali esotici. Apparentemente potrebbe sembrare una cosa di poco conto ma in realtà non lo è.

 

Il traffico di animali in via d'estinzione è una piaga contro la quale si combatte da anni, con pochi risultati. Parliamo non solo di animali vivi ma anche di prodotti provenienti da specie che presto scompariranno dalla faccia della Terra se non ci sarà un deciso cambio di rotta: zanne d'avorio, pellicce di tigre, denti di squalo e tanto di più. Purtroppo è sempre un problema culturale: la bellezza si possiede, come la natura e la sua forza. Ma non è così. Non si può possedere la vita, al massimo la si può contemplare.

 

Il giro d'affari di cui parliamo fa paura: circa 19 miliardi di dollari all'anno secondo i dati Wwf. Ma più paura fa il dolore e la morte che c'è dietro tutto questo.

 

Tempo fa feci un reportage sul commercio illegale dei pappagalli Ara, uccelli meravigliosi che racchiudono nel loro piumaggio tutti i colori dell'arcobaleno. I piccoli che vivevano in natura venivano catturati e spediti in giro per il mondo all'interno di tubi di cartone, quelli usati per contenere i disegni. In queste condizioni la loro percentuale di sopravvivenza è bassissima ma quelli che resistono valgono tanti soldi e abbelliscono i nostri salotti o giardini.

 

Lo facevano in passato gli imperatori, ma non è più tempo né di imperatori né di chi crede di esserlo.

 

 

Questo articolo è stato pubblicato su Famiglia Cristiana

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