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DENUNCIATO UN ALTRO 'CANILE LAGER'

Un tasso di mortalità altissimo nella struttura “Ri.ca.ra” di Caltanissetta.. Dopo il blitz della Guardia di Finanza, nuova denuncia e controdenuncia fra LAV e proprietario.

<b>DENUNCIATO UN ALTRO 'CANILE LAGER'</b>
2 agosto 2002 - A gennaio la Guardia di Finanza, su segnalazione della Lav, scoprì nel canile una fossa comune nella quale erano sepolti 2.000 carcasse di animali. Gli animalisti tornano oggi a denunciare l' esistenza di quello che definiscono un vero e proprio ''lager'', fornendo le cifre e le prove di questa 'Spoon River' siciliana nelle campagne di Delia.
Ma Ennio Lo Piano, proprietario del rifugio Ricara, questo il nome del canile, replica a colpi di carte bollate. Ha già querelato la Lav, sostenendo che e' tutto in regola e che le carcasse degli animali morti vengono seppellite nel rispetto della normativa. Con cadenza quasi quotidiana, infatti, il sindaco di Caltanissetta emette un'ordinanza per lo smaltimento delle carcasse animali. Ennio Bonfanti, responsabile della Lav nissena, parla invece di un 'massacro' ed elenca le cifre: solo a giugno, nel rifugio sono deceduti 54 cani sui circa 600 ''ospitati''.
La procura ha aperto un' inchiesta, tutt' ora in corso, ”ma le morti - sottolinea Bonfanti - non si sono fermate, mentre continuano i rinnovi delle convenzioni con alcuni comuni siciliani per il ricovero dei cani”. Gli animali arrivano da tutta l'Isola, tranne che dalle province di Siracusa e Messina, e ''per ogni cane - spiega Bonfanti - le amministrazioni comunali pagano da 2 a 4 euro al giorno. Nel bilancio 2002 del comune di Caltanissetta - continua l' animalista - sono previsti 220 mila euro da destinare al ricovero''. Nel '99, durante un' ispezione disposta dai magistrati, nel canile furono trovati 405 cani, mentre la struttura - sostengono gli animalisti - ha un' autorizzazione per ospitarne 192. In quell' occasione il proprietario fu condannato al pagamento di una multa di 4 milioni 444 lire per maltrattamento di animali. ''Le leggi italiane - commenta Bonfanti all’agenzia Ansa- non brillano per severità''.
Eppure, i magistrati accertarono che il canile registrava una mortalità del 59,2%, ''la più alta tra tutte le strutture presenti nel Paese - aggiunge il responsabile della Lav - del resto, le condizioni in cui vivono gli animali sono incredibili: piccoli box mal rattoppati, carenze igieniche, mancanza di farmaci. L' indagine del '99 rivelò, tra l' altro, che l' 85% dei cani era positivo all' agente responsabile della ehrlichiosi, malattia trasmessa dalla zecche; il 40% era invece affetto da Leishmaniosi e non veniva curato''. I recinti dove sono rinchiusi gli animali, sempre secondo le denunce della Lav, vengono lavati con un semplice getto d' acqua e senza liberare i cani, costretti a vivere in 'gabbie' umide e maleodoranti.
Il caso del canile di Caltanissetta lo scorso gennaio finì in tv, in una puntata della trasmissione di Paolo Limiti, dopo una vicenda analoga in Puglia denunciata da 'Striscia la notizia'. ''Ma non e' bastato a fermare il massacro - conclude Bonfanti - nè è servito finora l' intervento della magistratura e della prefettura, che ha chiesto chiarimenti al Comune di San Cataldo, l'ultimo a rinnovare la convenzione, senza che abbia finora ricevuto alcuna risposta''.
Ha risposto invece il titolare del canile, con una raffica di querele non solo contro la Lav, ma anche nei confronti dei responsabili della trasmissione televisiva. Sarà la magistratura, adesso, a stabilire chi ha ragione.

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