Kinder
AnimalieAmbiente.it / rubriche / Sui giornali / La Nuova Sardegna
Muflone clonato ma per fare cosa?

La Nuova Sardegna
Muflone clonato ma per fare cosa?

Ecco il muflone-fotocopia.Presto sarà liberato nell'isola Una prestigiosa rivista internazionale pubblica i risultati della ricerca coordinata da Pasqualino Loi dell'università di Teramo SASSARI. La notizia viene da Londra, dall'ufficio stampa della più prestigiosa rivista al mondo in materia di biotecnologie, «Nature Biotechnology», del gruppo «Nature»: «Un gruppo di scienziati europei ha avuto successo nel clonare il primo discendente di un muflone». Alla testa dell'équipe che ha condotto l'operazione, in laboratori ancora sconosciuti, un ricercatore sardo. E sardo è il muflone, originato da due esemplari trovati morti in un'area dell'interno dell'isola. Il primo firmatario dell'articolo sulla clonazione dell'animale, che verrà pubblicato nel numero di ottobre della rivista, si chiama Pasqualino Loi, insegna nel dipartimento di struttura, funzioni e patologie animali e biotecnologie all'università di Teramo - anche se per la natura delle sue precedenti pubblicazioni e collaborazioni è molto probabilmente in un contatto stretto con i padri della pecora Dolly, con i quali aveva firmato altre pubblicazioni - che ha portato a termine l'operazione. Ieri sera dopo la diffusione della notizia destinata ai giornalisti scientifici da parte della rivista del gruppo «Nature», il ricercatore sardo era introvabile ai suoi numeri di Teramo. Si sa di lui di molti lavori condotti in Sardegna con i veterinari dell'Istituto zootecnico e caseario, l'équipe di Bonassai coordinata da Pietro Cappai, che quando si seppe della clonazione avvenuta ad Edimburgo della pecora Dolly, si morse le mani dicendo anche in televisione a una trasmissione in prima serata su RaiUno che erano anche loro alla soglia del successo. Ma torniamo al muflone clonato. Sardi erano secondo le anticipazioni gli animali dai cui tessuti sono state prelevate le cellule per il transfer. Sono stati trovati da poco morti in un'area delle zone interne dell'isola. Estratto il nucleo contenente il Dna, è stato messo dentro quattro ovociti prelevati a loro volta da pecore e dai quali, ancora, è stato estratto il nucleo. Innestato il primo nei secondi, con una fusione - si procede con una piccola scarica elettrica - sono stati ottenuti gli embrioni. Quattro embrioni si sono sviluppati, dopo sette giorni sono stati messi a dimora su quattro pecore secondo la tecnica della maternità surrogata, e delle quattro una ha portato a termine la gravidanza. Il muflone clonato sarà liberato adesso in Sardegna, scrive «Nature Biothecnology», in una zona vicina a quella dove erano stati trovati gli animali da cui ha avuto inizio il processo. Non è la prima volta che animali in via di estinzione vengono riprodotti con la tecnica della clonazione. La rivista inglese ricorda una tigre del Sumatra, un golden lemur, altri animali selvatici. «Sono specie che non si possono salvare come con l'Arca di Noè, esemplare per esemplare, impraticabile come strategia di conservazione». «Interventi di emergenza che usano la tecnologia della clonazione possono fare la differenza tra sopravvivenza ed estinzione per certi animali seriamente minacciati», è scritto nella «press release» di «Nature Biothecnology». Il muflone è tra questi, minacciato nelle isole dove sopravvivono gli ultimi esemplari: Sardegna, Corsica e Cipro. Per questa ragione, la ricerca coordinata da Pasqualino Loi ha potuto superare i divieti posti dalla legge italiana in materia di clonazione umana e animale, con decreti reiterati, l'ultima volta dal ministro Veronesi. Il primo animale clonato in Italia, ufficialmente, prima di questo secondo caso, fu un torello chiamato Galileo, che venne sequestrato dai carabinieri, in un clima di pesanti polemiche perché la sua riproduzione violava le norme dell'ordinanza dell'allora ministro alla Sanità Rosy Bindi, cosa che non succede appunto per il muflone sardo. Di questo, altro non si sa, per il momento. Solo che è «apparentemente normale», è naturalmente uguale al muflone dal quale è stato estratto il nucleo con il Dna, non ha nulla delle pecore che hanno prestato i loro ovociti per la riproduzione. Sarà liberato nei pascoli selvaggi della Sardegna interna, correrà per gli stessi rocciai della madre, o del padre, morti. Di più se ne saprà nelle prossime ore, quando l'articolo firmato da Pasqualino Loi sarà reso pubblico da «Nature Biotechnology», e lui potrà parlare senza violare il patto di riservatezza con la rivista. Il progetto della clonazione del muflone sardo per opera di ricercatori dell'isola era stata anticipata qualche anno fa da Pietro Cappai, che coordina il laboratorio sulla riproduzione dell'Istiuto zootecnico e caseario per la Sardegna. L'uomo, originario di Scano Montiferro, alle cui campagne ritorna i fine settimana, dopo l'ordinanza Bindi che vietava la clonazione umana e animale ma con qualche deroga, aveva detto a un giornalista del «manifesto»: «Abbiamo già preso contatto con il ministero della Sanità per inviare i nostri progetti di ricerca che ruotano proprio intorno alle due eccezioni previste dalla moratoria sulla clonazione e siamo in attesa di una risposta. Il nostro progetto di ricerca è quello di mettere a punto una tecnologia più avanzata che potrebbe essere sfruttata in futuro per clonare tanto gli animali transgenici quanto le specie in via di estinzione che in Sardegna sono parecchie, dal muflone al cervo sardo al cavallino della Giara». In quella stessa conversazione, Cappai aveva detto che il suo gruppo «ha collaborato con quello del Roslin Institute di Edimburgo attraverso scambi di ricercatori». Pasqualino Loi, che ha firmato numerosi lavori con il responsabile dei laboratori di Bonassai, era probabilmente uno di questi. Prima di questa intervista, Pietro Cappai aveva avuto un momento di celebrità, quando sembrava che la pecora Dolly fosse stata preceduta da animali clonati a Bonassai. Erano stati clonati in Sardegna cinque agnelli, effettivamente, ma a partire da cellule embrionali, operazione molto meno complessa di quella di Edimburgo.
www.lanuovasardegna.kataweb.it

Ti potrebbe interessare anche:

@liciaanimalie

Corpo Forestale Dio li fa poi li accoppia